Blues, di cosa si tratta veramente: i tanti segreti di una musica tanto amata

Il blues è un genere antico, di antiche origini, che affondano le radici a metà del 1800, ma quali sono i segreti di questa sacra musica?

Bluesman con la sua chitarra
Bluesman con la sua chitarra (Blueshouse.it)

Blues, basta pronunciare la sua parola per evocare in mente immagini antiche, mistiche, quasi sacre. Un genere che affonda le radici alla metà del 1800, dalla lunga a travagliata tradizione, che reca in sé i segni di una cultura, quella afroamericana, e porta sulle spalle i sacrifici degli schiavi al lavoro nei campi di cotone. Il blues nasce con le lodi a Dio, l’esaltazione del sudore e della stanchezza, per poi trasformarsi in altro.

Le tematiche del blues, già dai primi anni di vita, si espandono, andando a toccare i problemi della vita quotidiana, non solo il lavoro e lo stato sociale estremamente basso del popolo nero d’America. I canti popolari parlano di amori sofferti, di futuro incerto, di paura costante, di povertà, di sogni di libertà. L’origine del blues è spirituale, e infatti viene chiamato così, Spiritual, nei primi decenni.

I segreti che rendono magico e divino un genere come il blues, la musica del popolo afroamericano

Musicista seduto al pianoforte
Musicista seduto al pianoforte (Blueshouse.it)

Tramandato oralmente dagli schiavi africani arrivati negli Stati Uniti, stanziatisi lungo le coste del fiume Mississippi, poi messo su carta, con le prime note musicali, il blues è una delle prime espressioni musicali sviluppate negli USA. Niente più musica importata dall’Europa, ma un genere originale, che mescola la tradizione e il ritmo africani, con la nuova società americana.

Nasce una sonorità inedita per l’epoca, che ben presto viene considerata la prima forma di musica leggera, pop, nel senso di popolare, in netto contrasto con la musica colta d’oltreoceano, come la lirica, la classica, e le canzonette da camera. Gli americani si liberano delle influenze europee, creando un qualcosa di nuovo, pur conservando i tratti distintivi della cultura africana.

È il riscatto sociale del popolo nero, che ha vissuto sempre ai margini, sin dall’alba dei tempi, pronto a conquistare la cultura bianca e gli ascoltatori di tutto il mondo. Certo, ci vorranno decenni, quasi un secolo, bisogna attendere la metà del 1900, ma piano piano il blues, e con lui il jazz, il gospel e il rock n roll, domineranno la scena, creando la musica contemporanea.

L’origine del blues e la conquista del mondo

In particolare, le radici del blues sono da ricercare nei canti degli africani della costa occidentale. Nel 1800, nella parte costiera dell’Africa nord-occidentale, i popoli si servono di forme di organizzazione sociale molto elaborate, che vanno al di là dei comuni gruppi tribali, e che formano delle vere e proprie civiltà, popolazioni moderne.

Talvolta, si creano dei piccoli imperi, come quello dei Songhai, che si estende lungo il fiume Niger. Conquistati dai  coloni bianchi, gli africani approdano in America, portando con sé i propri sogni, la propria cultura, il proprio linguaggio e la propria espressione musicale. Durante l’epoca schiavista, tutte queste popolazioni nere si aggregano, costrette a essere confinate nei ghetti e nelle cittadine “di colore”.

Queste comunicano attraverso i canti, creando forme musicali sempre più elaborate. La prima musica blues, lo spiritual, antesignano anche del gospel, è rappresentata da inni tribali per invocare Dio, o gli spiriti della natura. Nascono, in questo contesto, i primi versi cantati, attraverso espressioni vocali che accomunano gli africani provenienti da diverse aree dell’Africa, e che non riescono a comunicare tra loro, per via della diversità del linguaggio.

La musica blues: i segreti del suo linguaggio

Ma la musica è un linguaggio universale. A un certo punto, si decide di rendere universali dei versi, “cries”, “calls”, “yells”, moans” sono tutti termini impiegati nei primissimi canti rurali, intonati durante il lavoro nei campi di cotone. Sono espressioni di fatica, di dolore, di stanchezza, che ben presto si trasformano in un linguaggio vero e proprio, un linguaggio anglosassone.

La lingua anglosassone, basata su una struttura musicale africana, dà origine al primo concetto di musica contemporanea leggera. Nascono i canti di lavoro, intonati dai lavoratori. Sono canzoni collettive, intonate all’unisono, che comprendono anche una certa melodia di base. Dai cori, presto si passa al canto solista, magari da affiancare a strumenti musicali rudimentali.

Il blues si struttura in maniera sempre più completa, inoltre, nella seconda metà del 1800, nascono i medicine shows, ossia dei teatrini ambulanti che fanno accorrere intere comunità. Si può dire che rappresentino la prima forma di concerto. In questo contesto, si sviluppa anche una forma, uno stile, un modo di suonare il blues, e si sviluppano le tematiche principali da cantare. Il resto è storia.

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