Una striscia d’asfalto tra mare e marmo, il sale che pizzica la pelle e la testa che ronza: la decima tappa del Giro d’Italia 2026 riparte da Viareggio e corre verso Massa a cronometro, nel silenzio teso della “prova contro il tempo”, quando si è soli davvero. Qui il favorito ha un nome che pesa: Filippo Ganna.
La scena è già scritta nell’aria. La Versilia si sveglia presto, le transenne punteggiano la Passeggiata di Viareggio, i bar tirano su le serrande e l’odore di salsedine mette fame di velocità. È il giorno dopo il riposo. Le gambe fanno i capricci. Lo sanno tutti: la prima pedalata inganna, la seconda decide.
Percorso e insidie tra mare e cave
Ufficialmente, i dettagli su chilometraggio ed elevazione non sono ancora pubblici. È però plausibile una cronometro tendenzialmente pianeggiante, lineare, con lunghi tratti esposti tra la costa e l’interno, fino a sfiorare le Alpi Apuane. Qui il vento conta più di mille watt. Il Maestrale pomeridiano può arrivare di traverso e rompere il ritmo; la brezza da sud, invece, addolcisce la marcia ma punisce al ritorno. Su percorsi così, la storia del Giro dice che gli specialisti possono guadagnare anche 1-1,5 secondi al chilometro sui puri scalatori: la classifica generale trema con scarti minimi, ma veri.
C’è un altro punto chiave che spesso si sottovaluta: le curve “sporche” vicino ai centri abitati. Tra rotonde, spartitraffico e cordoli, la velocità media non dipende solo dalle gambe. Dipende da come si mette la bici a terra, da quanto presto si rilancia. Nelle prove contro il tempo moderne, un errore in curva vale quanto una piccola salita.
Il favorito: Ganna, potenza e testa
Qui arriva il nome che illumina la tappa: Filippo Ganna. Due volte campione del mondo a cronometro su strada, recordman dell’Ora in pista e multiplo vincitore di ITT al Giro. Il suo profilo combacia con l’itinerario. Rettifili lunghi, fondi scorrevoli, aerodinamica curata al millimetro. Ganna vive per queste giornate in cui il casco schiaccia i pensieri e resta soltanto il rumore sordo della catena. Nelle crono piatte ha dimostrato regolarità feroce: partenza controllata, progressione senza sbavature, ultimo terzo a tutta. È il suo modo di incidere sul metallo.
Attorno, gli avversari non stanno a guardare. I passisti europei che negli ultimi anni hanno ridotto i margini saranno lì, a caccia di secondi preziosi. Anche i candidati alla maglia rosa dovranno difendersi. In assenza di salite, conteranno posizione in sella, scelta dei rapporti, gestione delle raffiche. Chi ha lavorato nei test in galleria del vento avrà un bonus invisibile, ma reale. Chi ha esagerato col riposo pagherà subito, già nei primi cinque chilometri.
C’è un’immagine che non fatica a venire in mente: l’arrivo a Massa con sullo sfondo il bianco delle cave, la luce piatta del pomeriggio e il display che salta di secondo in secondo. Ganna sbatte il piede a terra, guarda su, e capisce se la città ha unito il suo respiro al suo passo. In fondo, questo è il fascino di una crono sul Tirreno: sei solo, ma non ti senti mai davvero solo. E allora, quando il vento girerà, tu da che parte vorrai stare? Nell’eco che spinge, o nel silenzio che trattiene?




