La storia terribile di Billie Holiday, una delle cantanti più importanti del jazz

Billie Holiday un nome per una leggenda del jazz che purtroppo è andata via troppo presto. La sua triste storia, tra eccessi razzismo e la malattia.

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Billie Holiday sulla copertina di All of me (Blueshouse.it)

Billie Holiday, basterebbe solo il nome per capire tutto; una leggenda del jazz, una di quelle voci che ha fatto la storia del genere, che è stata un modello di ispirazione per gli artisti dei decenni successivi. Una di quelle voci, insomma, che ha lasciato il segno nonostante ci abbia lasciato troppo presto.

Figlia una ballerina e di un suonatore di banjo, Billie Holiday -nome d’arte di Eleanora Fagam o Elinore Harris– è nata nel 1915 a Filadelfia in Pennysylvania, stato che si trova sulla costa Atlantica e che solo apparentemente non ha nulla che fare con la lunga tradizione musicale jazz e blues che invece è molto più vivida in altri stati statunitensi. Seppur discendente di una donna mulatta, cosa che negli anni la fece riflettere influenzo alcun brani, ha subito negli anni molti episodi di razzismo, il più grave dei quali a 11 anni quando subì uno stupro e seppur denunciato finì lei in riformatorio per due mesi con l’accusa di adescamento; non fu creduta proprio perché di colore.

Inizia poi prestissimo la carriera, appena 18enne, quando a New York durante un’esibizione un produttore la nota. Da lì alle incisioni dei primi pezzi dischi il passo è breve, fino al 1935 quando arriva il contratto con la prima casa discografica importante.

La carriera di Billie Holiday andrà avanti, in un crescendo che la porterà nell’olimpo degli artisti jazz e blues, fino al 1959, quando la malattia se la portò via.

Billie Holiday, gli eccessi di alcol e la malattia che l’ha portata via a 49 anni

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Billie Holiday 8Blueshouse.it)

Nel 1959 a soli 49 anni, Billie Holiday scopre di essere affetta da cirrosi epatica. La malattia si manifestò a seguito degli eccessi con l’alcol. Su consiglio dei medici smise di bere, salvo poi riprendere qualche mese dopo.

Gli amici e tutti coloro che ruotavano intorno alla sua orbita provarono a convincerla della necessità di un ricovero, ma senza risultati. A maggio, la cantante fu trovata incosciente nel suo appartamento; fu immediatamente ricoverata ma anche arrestata perché con lei fu trovata una grande quantità di droga. Le settimane successive furono segnate dalla fase di disintossicazione, che prevedeva anche la somministrazione di oppioidi, quando questi vennero interrotti le sue condizioni poi peggiorarono.

Il 15 luglio la cantante riceve l’estrema unzione secondo il rito cattolico, morirà poi due giorni dopo il 17 luglio, ufficialmente morta per arresto cardiaco.

Tra i suoi brani più importanti non possiamo non citare almeno God Bless the child, Stormy Wheater e Stranger Fruits. Quest’ultimo è un brano importantissimo, vero e proprio manifesto in musica delle proteste dei neri durante gli anni Quaranta diventando il primo brano pop che parla esplicitamente di questi temi.

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