Una mattina di radio che diventa specchio del Paese: tra gag fulminanti, cinema che fa discutere e tennis che scalda Roma, Fiorello riporta la realtà dentro il gioco, e il gioco dentro la realtà. Si ride, ma si riconosce anche il rumore di fondo delle nostre giornate.

La nuova puntata del 6 maggio de La Pennicanza scorre veloce. Fiorello e Biggio rientrano in onda con quel mix che ormai riconosci a distanza: attualità, satira politica, battute che mordono e improvvise deviazioni surreali. Il pretesto del giorno sono i David di Donatello. La serata è alle porte, l’aria è frizzante, e la corsa alla battuta migliore parte subito.
David, cinema e stoccate comiche
Si comincia dal capitolo fondi al cinema. Nella gag, Fiorello evoca un “ministro Giuli” e spara una serie di titoli parodia. Sono frecciate che usano il cinema come specchio del presente: “Natale a Predappio”, “Quando i treni arrivavano in orario”, “Il diavolo veste camicia nera”. Il bersaglio, in fondo, è l’uso pubblico dell’immaginario. Se ne può ridere senza fare sconti a nessuno.
Poi arriva l’agenzia finta, e qui scatta la risata collettiva: “Questa sera ai David di Donatello verrà osservato un minuto di silenzio perché Pierfrancesco Favino non ha ricevuto nessuna candidatura”. La formula funziona perché ribalta l’aspettativa. Non consola Favino. Fa sorridere del nostro attaccamento alle classifiche, ai premi, alle medaglie in bacheca.
La macchina delle rubriche accelera. “I cinque secondi di Bruno Vespa” infilano un cameo assurdo: Crudelia convocata a rispondere alla domanda più sbagliata possibile, “È vero che non l’hanno voluta negli Aristogatti?”. È la tipica comicità-lampo del programma: una miccia, un’immagine, e stop. Il resto lo completa la tua testa.
Poi uno scarto di registro. Dalla cronaca di Roma arriva la notizia — rimbalzata su vari media e non sempre con numeri coincidenti — delle “circa 2 tonnellate di cocaina al mese” consumate in città. Il dato andrebbe incrociato con analisi ufficiali; qui, Fiorello lo usa per deformazione comica: “Ormai con la cocaina ci fanno pure la carbonara”. Subito dopo, il colpo sull’“hashish camuffato da caffè”. Il “What else?” fa il resto. La risata grassa tiene, ma fa passare un granello di inquietudine: come misuriamo davvero i fenomeni che ci attraversano?
Sinner, Roma e la telefonata che non ti aspetti
Il punto centrale arriva sullo sport. Gli Internazionali d’Italia accendono la Capitale e tutti guardano Jannik Sinner. La telefonata finta al fratello, Mark (Marc) Sinner, porta il tennis dentro la commedia dell’assurdo: “Non si deve allenare, si deve allontanare. Lo bendiamo. Gli togliamo le corde alla racchetta”. La trovata è semplice e precisa: capovolgere il mantra della prestazione. L’ansia da aspettativa diventa scenetta domestica.
C’è spazio anche per la città che osserva se stessa. “Oggi Gualtieri ci ha chiamato… Jannik ha fatto il testimone dei Vespasiani di Roma!”. Nasce il gioco di parole “VespaSinner”, con il vespasiano a forma di Coppa Davis. È la Roma che si guarda allo specchio e sceglie di ridere prima di prendere posizione. Ed è un modo per dirci che il tifo, qui, è un rito civile quanto una passeggiata a Villa Borghese.
Il ritmo si chiude con il promemoria di servizio: La Pennicanza torna giovedì 7 maggio alle 13.45 su Rai Radio2 e sul canale 202 del digitale terrestre, mentre alle 7.10 l’appuntamento è su Rai 2 con La Mattinanza. Una doppia sveglia che non chiede fedeltà, solo curiosità.
A cosa serve tutto questo? Forse a ricordarci che una battuta ben piazzata ti porta più lontano di un sermone. Ti fa vedere il tuo giorno, ma da un passo di lato. E tu, oggi, da quale angolazione scegli di guardare la realtà?





