‘Hamnet’, il film che racconta l’amore e il dolore nascosti di Shakespeare

Tutti conoscono il nome di William Shakespeare, il genio del teatro elisabettiano. Ma pochi si sono mai chiesti chi fosse l’uomo dietro il mito. Chi erano le persone che amava? Chi condivideva la sua quotidianità mentre lui scriveva tragedie destinate a diventare immortali?

A questa domanda prova a rispondere ‘Hamnet’, il nuovo film diretto dalla premio Oscar Chloé Zhao, ispirato al romanzo di Maggie O’Farrell.

Jesse Buckley e Paul Mescal si guardano negli occhi in una scena di 'Hamnet'
‘Hamnet’, il film che racconta l’amore e il dolore nascosti di Shakespeare (foto screen YouTube) – BluesHouse.it

Una storia che intreccia realtà e immaginazione, riportando al centro non il drammaturgo, ma la sua famiglia: la moglie Agnes Hathaway e i loro tre figli, Susanna, Judith e Hamnet. Il risultato è un racconto intimo, struggente, che si muove tra documenti storici e suggestioni narrative.

Agnes Hathaway, la moglie misteriosa che la storia ha quasi dimenticato

La figura di Agnes Hathaway – spesso indicata nei documenti come Anne o Ann – è da sempre avvolta nel mistero. Nata nel 1556 a Shottery, vicino Stratford-upon-Avon, sposò Shakespeare nel 1582. Lei aveva 26 anni, lui appena 18. Al momento delle nozze era già incinta della loro prima figlia, Susanna.

La loro unione ha alimentato per secoli ipotesi e pettegolezzi: matrimonio riparatore? Amore forzato? Rapporto freddo? In realtà, le prove storiche sono pochissime. Molte teorie si basano su supposizioni più che su documenti concreti.

Nel film, Agnes viene ritratta come una donna forte, quasi mistica, capace di intuizioni profonde. Una guaritrice, una madre determinata, una presenza silenziosa ma centrale. Non esistono testimonianze che confermino questi tratti, ma la narrazione sceglie di darle una dimensione potente, quasi spirituale.

Secondo il racconto cinematografico, mentre William costruisce la sua carriera a Londra, Agnes cresce i figli a Stratford, affrontando da sola la fatica quotidiana e il peso dell’assenza del marito. Una scelta narrativa che mette in luce il sacrificio invisibile dietro il successo di un uomo diventato leggenda.

La tragedia che potrebbe aver cambiato per sempre Shakespeare

Ed è qui che la storia prende una svolta dolorosa. La coppia ebbe tre figli: Susanna (1583) e i gemelli Judith e Hamnet (1585). Ma nel 1596, all’età di 11 anni, Hamnet morì. Le cause non sono certe, anche se molti storici ipotizzano la peste bubbonica, diffusissima nell’Inghilterra del tempo. Nel film, la perdita del bambino diventa il cuore emotivo della vicenda. Il dolore incrina il matrimonio, separa i genitori, li costringe a confrontarsi con un vuoto impossibile da colmare.

Ed è proprio a questo punto che emerge la domanda che da secoli affascina studiosi e appassionati:
la morte di Hamnet ha ispirato la tragedia di “Amleto”? Non esistono prove definitive. Tuttavia, i nomi “Hamnet” e “Hamlet” erano spesso intercambiabili nel XVI secolo. E “Amleto” venne scritto pochi anni dopo la morte del figlio. La tragedia racconta di un principe devastato dalla perdita del padre, immerso in un dolore che sfiora la follia.

È difficile non vedere un legame. Altri testi shakespeariani, come La dodicesima notte o Re Giovanni, affrontano temi di lutto, perdita e separazione. Elementi che potrebbero riflettere un trauma personale mai dichiarato apertamente, ma forse trasfigurato nella scrittura.

Dopo la morte di Hamnet, le due sorelle sopravvissero e raggiunsero l’età adulta. Susanna sposò il medico John Hall, mentre Judith si unì a Thomas Quiney. Shakespeare morì nel 1616, a 52 anni. Agnes gli sopravvisse di sette anni, spegnendosi nel 1623.

‘Hamnet’ non è un documentario, ma una ricostruzione emotiva. Non pretende di fornire certezze storiche, ma invita a guardare Shakespeare da una prospettiva diversa: non solo come autore immortale, ma come padre, marito, uomo segnato dalla perdita.

Forse non sapremo mai se la tragedia personale abbia davvero acceso la scintilla di Amleto. Ma una cosa è certa: dietro ogni grande opera, spesso, si nasconde una ferita.

Gestione cookie