Negli anni Novanta era il volto simbolo del cinema d’avventura. Brendan Fraser dominava il box office con il carisma scanzonato di Rick O’Connell ne La Mummia e con l’ironia fisica di George re della foresta. Bello, atletico, autoironico, rappresentava un’idea diversa di eroe: forte ma sensibile, coraggioso ma capace di sorridere di sé stesso. Hollywood lo considerava una garanzia di successo.
Poi qualcosa si è spezzato. Non con un crollo improvviso, ma con un lento allontanamento dai riflettori che ha lasciato il pubblico a chiedersi che fine avesse fatto una delle star più amate della sua generazione.
Dietro le quinte, il prezzo del successo era altissimo. Gli anni trascorsi a girare scene d’azione senza controfigure avevano lasciato segni profondi sul suo corpo: interventi chirurgici alla schiena, alle ginocchia, perfino alle corde vocali. A questo si è aggiunto un momento personale complicato, tra difficoltà economiche e un divorzio oneroso che ha inciso ulteriormente sulla sua stabilità.
Nel 2003 Fraser ha raccontato di aver subito molestie da parte di Philip Berk, allora figura di vertice della Hollywood Foreign Press Association. Dopo aver deciso di parlare, l’attore ha dichiarato di essersi sentito isolato dall’industria. Quella denuncia ha coinciso con l’inizio di un periodo di marginalizzazione professionale e di profonda crisi personale.
Il telefono ha smesso di squillare, le offerte si sono diradate, e la sua presenza sul grande schermo è diventata sempre più rara. Per molti sembrava un normale declino di carriera, ma dietro c’erano dolore, depressione e la sensazione di aver perso il proprio posto in un sistema che fino a poco prima lo aveva esaltato.
Il ritorno è arrivato nel 2022 con The Whale di Darren Aronofsky. Nel film Fraser interpreta Charlie, un uomo obeso e isolato che tenta di ricostruire un rapporto con la figlia. Un ruolo intenso, fisicamente e psicologicamente complesso, che si è trasformato in una vera prova di rinascita artistica.
La performance è stata accolta con una standing ovation al Festival di Venezia, diventata immediatamente simbolica: le lacrime dell’attore hanno raccontato più di mille interviste. In Charlie il pubblico ha rivisto l’uomo dietro la star, fragile ma profondamente umano, segnato dalla vita ma ancora capace di amore.
Il culmine è arrivato con la vittoria dell’Oscar come miglior attore. Non solo un premio cinematografico, ma un riconoscimento che molti hanno letto come un riscatto morale. Brendan Fraser non è più soltanto l’eroe che corre tra le piramidi o si lancia dalle liane: oggi è l’emblema di chi cade, affronta il silenzio e trova la forza di tornare.
La sua storia ricorda che Hollywood può esaltare e dimenticare con la stessa rapidità, ma non può cancellare il talento e la dignità di chi decide di non arrendersi. E nel suo ritorno, più che la muscolatura di un tempo, a dominare la scena è una qualità molto più rara: una straordinaria e autentica umanità.
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