Scuola: Il Piano del Ministero per Assegnare le 46mila Cattedre Vacanti entro il 2026/2027

Una scuola che non cambia prof a novembre. Una classe che non perde settimane per trovare un sostituto. Un corridoio dove i saluti non sono provvisori. È questa l’idea: coprire le cattedre vacanti e rimettere al centro la continuità didattica, con un piano che promette certezze entro il 2026/2027.

Ogni settembre lo vediamo: orari spezzati, messaggi nelle chat dei genitori, “oggi niente scienze, manca il docente”. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito prova a spezzare il copione. Sul tavolo ci sono 46.642 posti da coprire. L’obiettivo è netto: meno supplenze lunghe, più stabilità degli organici.

Non è solo un numero. È il volto di chi insegna lontano da casa da anni. È la riga vuota sul registro, in attesa di un nome. È anche la fatica di un dirigente che rimette insieme l’orario a ogni imprevisto. Per molti, una promessa già sentita. Stavolta, però, il percorso appare più scandito, con tappe e strumenti che si incastrano.

Il punto centrale arriva a metà strada: il piano non è un singolo concorso, ma un percorso in tre tempi e con sei canali di ingresso. Tre fasi per stringere i tempi, sei procedure per non lasciare buchi.

Le tre fasi in calendario

La prima fase ripulisce e completa ciò che già esiste. Si scorrono le graduatorie storiche e quelle più recenti. Si assegnano i ruoli dove i posti sono già “di diritto”. Ci si muove regione per regione, classe di concorso per classe di concorso.

La seconda fase mette in campo i nuovi concorsi legati alla riforma degli accessi e ai percorsi abilitanti da 30 e 60 CFU. Qui l’idea è chiara: allargare la platea dei candidati formati, dare punteggi trasparenti, immettere in ruolo chi supera prove e percorso.

La terza fase chiude il cerchio con procedure straordinarie sulle aree scoperte, in particolare il sostegno, e con meccanismi “rapidi” per occupare le cattedre residue prima che l’anno scolastico parta a singhiozzo.

Nota importante: alcuni passaggi operativi dipenderanno dalle disposizioni annuali e dai bandi effettivi. Dove non ci sono atti già pubblicati, i dettagli non sono ancora confermati.

Le sei strade per entrare in cattedra

Scorrimento delle GaE (Graduatorie ad esaurimento), dove ancora presenti. Scorrimento delle graduatorie di merito dei concorsi già espletati, fino a esaurimento. Nuovi concorsi “PNRR/riforma” con prove standardizzate e punteggi uniformi. Assunzioni straordinarie dalla prima fascia GPS su sostegno, per garantire stabilità agli alunni più fragili. “Call veloce” interregionale per coprire i posti rimasti liberi, con disponibilità al trasferimento. Percorsi abilitanti universitari (30/60 CFU) come corridoio di accesso a concorsi e graduatorie, con quote riservate dove previste.

Come cambia la vita in classe? Prendiamo un caso normale. Una media di provincia che, l’anno scorso, ha visto quattro docenti di matematica alternarsi. Con le immissioni per tempo e una “call veloce” sui residui, la classe potrebbe avere lo stesso insegnante da settembre a giugno. Niente rincorse, niente “partiamo dal capitolo due… di nuovo”.

C’è anche il tema dei tempi. L’asticella è il 2026/2027. Il calendario stretto serve a evitare che i 46.642 posti si trasformino, a fine estate, in un nuovo cassetto di supplenze. Il rischio c’è sempre: rinunce, mobilità, concorsi impugnati. Ma la regia unica, con fasi e canali che si parlano, può ridurre gli strappi.

Alla fine resta una scena semplice: la campanella di settembre, un prof che entra, scrive il suo nome e lo lascia lì tutto l’anno. Non è retorica, è organizzazione. La domanda è: sapremo mantenerla anche quando i corridoi tornano a fare rumore?