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Shabaka Hutchings dice addio al jazz per studiare lo strumento musicale più difficile al mondo

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Andrea Cerasi

Nel panorama jazz inglese, Shabaka Hutchings è ormai un’istituzione, ma ora il musicista si sta concentrando su un particolare strumento.

Shabaka Hutchings musicista jazz (Blueshouse.it)

Si sta concentrando su un particolare strumento, difficilissimo da suonare, di origine giapponese. Lui è Shabaka Hutchings, musicista jazz importante e popolare nel panorama britannico. Ora, dopo oltre dieci sulla scena, come componente delle band Sons of Kemet e The Comet is Coming, ha deciso di mettersi alla prova in una sfida incredibile.

Lo scorso dicembre, in occasione del Natale, Hutchings si è esibito per un concerto speciale organizzato dalla chiesa anglicana St. John at Hackney di Londra. Per l’evento, il musicista ha riproposto, inversione integrale, uno dei grandi capolavori della musica jazz, l’opera “A love supreme” di John Coltrane, uno degli album più belli al mondo, nonché un classico del genere.

L’abbandono della musica jazz, l’atto di coraggio di Shabaka Hutchings per dedicarsi a un particolare strumento

Shabaka Hutchings in una performance dal vivo (Blueshouse.it)

Nell’ultimo decennio, Shabaka si è affermato come uno dei migliori musicisti della scena londinese. Le sue esibizioni attirano l’attenzione di tutti gli appassionati e della stampa. Il concerto di dicembre, però, è stato il suo ultimo regalo ai fans. Da tempo, infatti, il musicista ha deciso di dedicarsi allo studio di un altro strumento, e a tutt’altro genere di musica.

Niente più jazz, dunque, ma la passione per la musica prosegue, con lo studio del shakuhachi, un flauto giapponese fatto interamente in bambù, difficilissimo da suonare. Emettere delle note, con questo strumento, è impresa ardua, e soltanto in pochi vi riescono. Nella tradizione nipponica, il shakuhachi viene impiegato soprattutto per accompagnare le sessioni di meditazione.

In particolare, usato per il rituale buddista del suizen, la pratica Zen che consiste nel suonare il flauto in bambù per raggiungere l’illuminazione, questo flauto nasce nel 1600, durante il periodo Edo. Hutchings si è appassionato a questo strumento nel 2019, durante un viaggio in Giappone. Poi, durante il lockdown del 2020, dovuto alla pandemia, ha iniziato ad approfondire il suo studio, approfittando dell’isolamento.

Shakuhachi, il flauto giapponese quasi impossibile da suonare

Per poter emettere un solo suono con il shakuhachi, in media si impiega un anno di studio. Per suonare un certo repertorio si possono impiegare anche sette anni. Insomma, uno strumento difficilissimo, che richiede tanta disciplina e tanta applicazione. Saper suonare il flauto richiede lo sviluppo di una certa forza muscolare, e il primo approccio può essere molto frustrante.

Suonare il shakuhachi non è molto dissimile dal suonare un flauto tradizionale. Tuttavia, mentre nel flauto tradizionale, il fiato viene indirizzato dal labium, un canale interno allo strumento, questo flauto giapponese ne è sprovvisto, quindi il flusso d’aria non può essere indirizzato meccanicamente. Per indirizzare correttamente il fiato, occorrono anni di preparazione.

In tanti si chiedono se tale scelta avrà ripercussioni economiche sul musicista, visto che questi vive di concerti live e in questi anni è all’apice della sua carriera. Lo stesso Hutchings ha risposto che non ne può più di concerti, e che vuole riprendersi la sua vita, stare a casa e sperimentare nuova musica.

I suoi studi sono testimoniati settimanalmente attraverso i video che posta sui suoi canali social. Nel frattempo, ad aprile è attesa l’uscita del suo primo album da solista, “Perceive Its Beauty, Acknowledge Its Grace”, incentrato ovviamente su composizioni al flauto (di ogni genere e cultura), tra cui spiccano alcuni brani suonati interamente con il shakuhachi.

Andrea Cerasi

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