Castello delle Cerimonie, Donna Imma non si arrende: cosa vuole fare per riavere la Sonrisa e tutto quello che ha costruito suo padre
Non ci stanno i dipendenti del Castello delle Cerimonie a perdere il loro lavoro. A Sant’Antonio Abate camerieri, cuochi, maître, giardinieri, addetti alle camere e alla reception, manutentori, panettieri, fioristi, idraulici e molte altre maestranze ieri hanno protestato contro la sentenza della Cassazione che ha stabilito che la Sanrisa della famiglia Polese è frutto di una costruzione abusiva e dunque quanto prima tutte le attività devono essere fermate in quanto la proprietà deve essere trasferita nelle disponibilità del Comune.
Così viene a decadere un mito non solo per i napoletani ma per una miriade di persone che grazie al programma di Discovery-Realtime ha conosciuto dal vivo o anche solo in tv quanto è stato realizzato da Don Antonio Polese, il famoso “Boss delle cerimonie” scomparso nel 2016. Da allora il suo mondo è affidato alla figlia, Donna Imma Polese.
I Polese dal canto loro, in questi giorni di grande frenesia, restano in silenzio, anche Donna Imma. Hanno fatto un passo indietro anche se per loro parla il loro avvocato Vincenzo Maiello che ha specificato fin da subito che la decisione della Cassazione non sarà accettata. Donna Imma non si arrende e tuona battaglia. Tramite il suo avvocato, infatti, ha fatto sapere: “Ci rivolgeremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo che confidiamo stabilità la declaratoria dell’illegittimità della confisca”.
È chiaro, dunque, che la figlia di Don Antonio e tutta la sua famiglia difenderà quanto costruito dal padre con le unghie e con i denti, anche perché, come si dice da quelle parti, tutti sapevano come la grande struttura è stata costruita ma nessuno ha mai detto niente. Ma se la confisca dovesse, invece, andare a buon fine cosa succederebbe? I Polese cosa potranno fare?
La procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso ha già da ora messo le cose in chiaro: dopo la confisca del Castello delle Cerimonie ed il suo parco che comprende ben 44 mila metri quadrati, tra sale ricevimenti e congressi, piscina, ristorante, cucine, depositi, fontane, stanze in stile veneziano e anche un eliporto, sarà disposto un bando pubblico per la gestione del grande complesso e la sua riassegnazione.
Questa non potrà andare nelle mani degli ex proprietari e di coloro che, dice la procura, hanno commesso i reati che si sono svolti intorno alla costruzione de La Sonrisa. In ogni modo, sia ora che successivamente, non ci sarà nessun modo, secondo la legge, di lasciare la disponibilità e la gestione della struttura alla famiglia Polese, erede di don Antonio Polese.
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