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Spotify, arriva lo stop: ecco dove non potrà più essere scaricato

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Roberta Caiano

La famosa piattaforma streaming musicale ha annunciato che potrebbe fermare i download dell’applicazione ponendo fine alla fornitura del suo servizio: i motivi e dove non sarà più possibile scaricarlo.

Spotify, arriva lo stop: ecco dove non potrà più essere scaricato (Blueshouse.it)

La piattaforma musicale nata in Svezia nel 2006 ha man mano conquistato tutti i Paesi del mondo rendendo il suo servizio streaming sempre più diffuso. Sono ormai arrivate a oltre 550 milioni le persone che hanno scaricato l’app, a prescindere che l’utilizzo avvenga con la sua funzione base o quella Premium.

Quando Spotify ha fatto il suo ingresso nel mondo musicale, i timori principali riguardavano il copyright e i diritti d’autore degli artisti. In questo Spotify, soprattutto negli ultimi anni, è sempre più attenta alle licenze e alla tutela degli esecutori attraverso il versamento di una sostanziosa percentuale agli artisti in base al quantitativo monetario generato dalla loro musica.

Eppure stavolta è proprio la regolamentazione del copyright che potrebbe far arrivare Spotify a prendere una drastica decisione, sospendendo il servizio. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Come funziona il copyright su Spotify

Come funziona il copyright su Spotify e perché verrà sospeso in Uruguay (Blueshouse.it)

Partiamo dal presupposto che ogni piattaforma streaming musicale ha il suo calcolo delle royalties, ovvero dei guadagni di ogni artista che aderisce al servizio. Così come ogni piattaforma streaming ha vari fattori che possono entrare in ballo facendo sì che i pagamenti avvengano in maniera differente.

Nel caso di Spotify, ad esempio, la stessa piattaforma sostiene di pagare all’incirca una percentuale del 70 % del denaro generato dagli streaming e dalla musica alle etichette discografiche e a coloro che rappresentano e pagano gli artisti. Tradotto in cifre per mille streaming Spotify paga circa quattro dollari, ovvero 0,04 dollari ogni 10 flussi. Più aumentano, più cresce il costo che Spotify dovrà versare.

Se su Spotify è lo stesso artista a creare e pubblicare i brani, l’importo dei diritti d’autore verrà versato in maniera diretta. Nel caso di case discografiche esterne che rappresentano l’artista, il corrispettivo viene diviso. In ogni caso, Spotify mantiene la sua parte nel pagamento. Ciò, però, potrebbe subire modifiche in base alla regolamentazione del copyright e dei diritti d’autore che varia in ogni Paese, come sta accadendo in questi giorni, portando così Spotify ad annunciare la chiusura del servizio.

Perché Spotify non funzionerà più in questo Paese

La nuova riforma della legge sul copyright proposta in Uruguay ha fatto tornare sui suoi passi Spotify annunciando che, se la norma andrà in vigore, smetterà di funzionare nel paese Sud americano e non sarà più possibile scaricare il servizio. La SUDEI, ovvero la Società uruguaiana degli artisti interpreti ed esecutori, ha richiesto di revisionare la legge sul copyright, arrivando così direttamente sul tavolo del Parlamento uruguaiano che potrebbe modificare gli articoli 284 e 285 della legge di Bilancio del Paese.

Il famoso istituto finanziario Bloomberg Línea ha riportato in maniera testuale le modifiche dei due articoli, dove soprattutto per l’articolo 284 il cambiamento sarebbe notevole. Secondo questa norma, infatti, i social e internet saranno visti come format di riproduzione musicale in cui l’artista ha diritto a una remunerazione finanziaria.

Per Spotify si presenterebbe così la possibilità di dover pagare due volte per le stesse esecuzioni musicali, sebbene le licenze per la diffusione dei contenuti siano già comprese nel contratto della piattaforma. Questa doppia remunerazione porterebbe Spotify a dover aumentare anche i prezzi della piattaforma in Uruguay. Dunque, in questo caso, Spotify ha già annunciato che se la legge locale sui diritti d’autore e il copyright dovesse essere approvata con queste modifiche, il servizio dirà addio all’Uruguay.

Roberta Caiano

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