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Musica

Com’è nata la musica, storia ed aneddoti sull’origine dell’arte dei suoni

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Giuseppe Formisano

Tutti conosciamo cos’è ma è non sappiamo quando ha avuto origine e come: le ipotesi e l’evoluzione della scrittura

Testimonianza arpista antico Egitto – blueshouse.it

 

La musica è l’arte dei suoni, il linguaggio universale. Se due persone lontanissime fisicamente che parlano lingue totalmente diverse si dovessero incontrare ed entrambe sanno leggere uno spartito, potrebbero anche suonare insieme, dialogare attraverso la melodia. Chi in vita sua non ha mai ascoltato la musica? Bella o brutta che sia, al netto del giudizi personali, tutti almeno una volta hanno cantato, canticchiato o ascoltato con piacere più volte lo stesso brano.

Com’è nata la musica e cosa diceva Darwin

Antico strumento a fiato – blueshouse.it

 

Ma in effetti, cos’è la musica? Esiste una definizione? È una sequenza di suoni in sequenza che creano una melodia, che siano con uno o più strumenti o con il fischio. Un gruppo di suoni forma quello che comunemente si chiama accordo e vale per tutti gli strumenti. La musica ha un origine antichissima. Forse è nata attraverso l’imitazione dei suoni naturali. Un esempio, l’acqua che scorre, il vento tra le foglie oppure dai movimenti meccanici e ripetitivi legati al mondo del lavoro agricolo. Secondo Darwin la musica ha trovato la sua origine nell’imitazione umana del canto degli uccelli dunque a che fare anche con l’attrazione e il processo produttivo.

I primi strumenti musicali ritrovati risalgono al Paleolitico e sono a percussione come i tamburi, facili da costruire, ma anche strumenti a fiato soffiando dentro ossa di animali o rami cavi. Non si sa se la musica fosse usata per comunicare o per diletto; o entrambi, come avviene oggi.

L’essere umano aveva però un problema, lo stesso che riguardava le sue attività in generale, tramandare quanto fatto. E se con i geroglifici abbiamo conosciuto com’era formata la società egiziana, era nata anche l’esigenza di appuntare la musica, per evitare che con la tradizione orale si perdesse l’originalità.

Dal IX secolo si usarono i neumi, cioè dei segni musicali che indicavano una formula melodica e ritmica applicata ad una sillaba. Nacque poi il tetragramma con Guido D’Arezzo intorno all’anno 1000 per poi lasciare spazio al pentagramma che conosciamo oggi con le note e le pause, ovvero un insieme di cinque righi che identifica la posizione di ciascuna nota musicale.

Dall’imitazione del suono della natura a melodie e ritmi così diversi da identificarli con vari generi (in questi articoli, ad esempio, vediamo cos’è il Blues). Un’evoluzione davvero unica, come le melodie possibili che allo stesso momento sono infinite.

 

Giuseppe Formisano

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