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Paola Cortellesi, intellettuale senza tempo: “C’è ancora domani” continua a far parlare

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Paola Ferraro

Paola Cortellesi e il suo film “C’è ancora domani”, campione di incassi e di critica: lei non si monta la testa, rimane composta ed elegantemente soddisfatta

Paola Cortellesi, attrice e regista di C’è ancora domani (Blueshouse.it)

Il film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani” sta battendo ogni record al botteghino. L’opera prima della brava attrice, oggi regista ed autrice, si configura come un autentico capolavoro della filmografia italiana, confermando le doti artistiche della Cortellesi. Ambientato in un’Italia a metà degli anni ’40, dopo la guerra, quando la donna doveva stare al suo posto e l’uomo era padre-padrone, la pellicola narra le vicende di Delia, una donna comune semplice, madre di tre figli, alle prese con una vita ordinaria con un marito burbero, dispotico e violento. La primogenita è in procinto di sposarsi con un ragazzo borghese e non vede l’ora di lasciare la sua famiglia di origine che la imbarazza.

In un bianco e nero spiazzante e immaginifico, il film piano piano scopre il coraggio di questa donna che dentro di sé sa che non è quella la felicità, e proietta le sue speranze sulla figlia, incitandola a sposarsi per sfuggire alla mediocrità di quella vita. Un colpo di scena finale cambia le carte in tavola e innalza Delia verso il riscatto e un futuro migliore.

La critica

Scena di “C’è ancora domani” (Blueshouse.it)

Il film è piaciuto molto, a tutti. La critica entusiasta, il pubblico lo osanna e in questi giorni dove la cronaca ci sbatte in faccia la violenza sulle donne, “C’è ancora domani” diventa il manifesto della protesta che si è sollevata in tutte le piazze italiane, andando a foraggiare le nuove consapevolezze dell’opinione pubblica dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin.

Al botteghino se la gioca persino con il colossal di Ridley Scott, “Napoleon”, raccontando con delicatezza una storia di rinascita, emancipazione e ricerca della libertà personale. Attuale, attualissimo, nella spasmodica lotta alla sopravvivenza delle donne schiacciate dal maschilismo dell’epoca, di cui vediamo tracce anche oggi. Una storia di ottant’anni fa molto contemporanea.

Paola Cortellesi

La brava Cortellesi è l’artefice di questo successo, come ci racconta la Repubblica, contribuendo con il suo silenzio ad accompagnare la sua pellicola nel suo percorso verso il meritato successo. Da vera intellettuale rimane in disparte, senza sgomitare, senza bearsi dell’evidente clamore suscitato. Non cavalca l’onda del trionfalismo, facile e scontato, rimanendo fedele a se stessa, consapevole della forza delle sue immagini, lasciandole parlare al suo posto.

Una vera artista, a tutto tondo, Paola con la sua opera prima, consegna un messaggio potente alle persone che sono state drammaticamente pronte ad accoglierlo e farlo proprio, in un momento storico nel quale il paese si interroga sgomento sulla situazione che stiamo vivendo. Lei rimane raccolta, elegante, sorniona, scanzonata, esprimendo l’evidente soddisfazione con estrema umiltà, senza rincorrere i riflettori, rimanendo una persona di spessore, esattamente come il suo film.

Paola Ferraro

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