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Houthi minacciano il blocco navale saudita: il petrolio in bilico tra nuovi shock e la paralisi dello Stretto di Hormuz

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Nel Mar Rosso l’aria sa di salsedine e di radio di bordo. Navi che prima filavano dritte ora zigzagano, luci che tremano nella notte. Mentre i Houthi minacciano un blocco navale contro l’Arabia Saudita, una domanda bussa in casa nostra: quanto è vicino il prossimo scossone del petrolio che accende auto, bus, fabbriche, bollette?

All’inizio sembra lontano. Una scorta militare in più, una rotta che si allunga, un tanker che aspetta un via libera. Eppure basta aprire una mappa di tracciamento per vedere il traffico impazzire. Alcuni passaggi nello Stretto di Hormuz rallentano. Non esistono dati univoci sulla “paralisi”, ma gli operatori parlano di attese e deviazioni. E quando il cuore dell’energia prende fiato, il resto del corpo sente il colpo.

I ribelli Houthi alzano il tiro dal 2023. Colpiscono navi nel sud del Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Le assicurazioni rispondono con premi “rischio guerra” moltiplicati. I noli per le grandi petroliere saltano di livello. Un giro dal Capo di Buona Speranza allunga il viaggio di 10-14 giorni e può bruciare fino a un paio di milioni di dollari in carburante su una superpetroliera. Per alcune rotte, far di conto non basta più: serve coraggio.

Solo a metà di questa storia si capisce la posta in palio. Se Hormuz tossisce, il passaggio di greggio globale riduce il ritmo. In media, da lì transita quasi un quinto del petrolio mondiale ogni giorno. In parallelo, lo stretto di Bab el-Mandeb regge il ponte tra Mar Rosso e Oceano Indiano con circa 6-7 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti. Con Hormuz a singhiozzo, Bab el-Mandeb diventa la via di fuga per il greggio saudita diretto a Oriente.

Cosa c’è in gioco per l’Arabia Saudita

Riad ha un’ancora: l’oleodotto Est–Ovest (chiamato anche Petroline). Porta il greggio dai campi dell’est al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, aggirando Hormuz. La capacità stimata è fino a circa 5 milioni di barili al giorno. È un cuscinetto, non una bacchetta magica. Per spedire verso l’Asia, le navi da Yanbu devono però scendere a sud e attraversare Bab el-Mandeb. Qui sta il nodo: se lo stretto yemenita si chiude, si spezza il “piano B” di Riad. Resterebbe la rotta a nord via Suez per l’Europa, ma i mercati asiatici – oggi centrali – diventerebbero più lontani e costosi.

Sul tavolo non c’è solo la geopolitica. C’è la vita di tutti i giorni. Con due “colletti di bottiglia” sotto pressione, i prezzi del greggio possono fare scatti a due cifre in poche sedute. Non è una previsione, è uno scenario plausibile in caso di blocco prolungato. La storia recente lo insegna: bastano poche settimane di incertezza perché benzina e diesel si impennino, e la logistica riversi quei costi sui carrelli della spesa.

Gli scenari possibili e i segnali da guardare

Le vie d’uscita esistono. I produttori con capacità inutilizzata, OPEC+ inclusa, possono aprire i rubinetti. Gli Stati con scorte strategiche possono tamponare. Le compagnie possono deviare flussi, usare porti alternativi, cambiare tipi di carico. Ma ogni soluzione ha frizioni: tempi, costi, assicurazioni, equipaggi. Intanto conviene tenere d’occhio quattro indicatori semplici: premi assicurativi “war risk”, tariffe dei noli, tempi d’attesa nei porti del Mar Rosso, spread tra greggio del Golfo e Brent. Se tutti salgono insieme, il nervosismo è reale.

Mancano prove solide di una “paralisi totale” a Hormuz oggi. Ci sono però elementi verificabili: rotte più lunghe, rischi più alti, e la minaccia esplicita di un blocco navale che, se arrivasse a chiudere anche Bab el-Mandeb, metterebbe in scacco due grandi rotte energetiche del Medio Oriente nello stesso momento. È come stringere la gola a una città che vive d’aria salmastra.

Immagino una notte senza vento nel sud del Mar Rosso. Le onde basse, il rombo lento di una nave che non vuole fare rumore. Da quella plancia passa un pezzo del nostro domani. Quanto tempo servirà perché smettiamo di scoprirlo solo quando il prezzo alla pompa cambia di cifra?

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